Rigetto dell’istanza di fallimento promossa da un istituto che aveva concesso abusivamente il credito all’imprenditore mutuatario senza aver svolto istruttoria del merito creditizio

Una Banca creditrice in forza di mutuo ipotecario ha proposto istanza di fallimento nei confronti dell’imprenditore mutuatario.

L’avv. Bessegato ha chiesto ed ottenuto il rigetto della domanda di fallimento eccependo – fra le altre –  la concessione abusiva del credito da parte dell’Istituto con illegittima segnalazione alla Centrale Rischi presso la Banca d’Italia.

Secondo la Corte di Cassazione infatti la dichiarazione di fallimento deve ritenersi preclusa  nell’ipotesi in cui il creditore, con una condotta contraria alla buonafede, abusi del proprio diritto, creando condizioni che rendono impossibile il regolare adempimento dell’obbligazione e causando, così, la dichiarazione di fallimento.

Più nello specifico, con la sentenza n. 7030/2006 la Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha individuato la concessione abusiva del credito nel caso in cui l’Istituto di credito abbia accordato credito al cliente che già versi in una precaria situazione finanziaria, senza aver effettuato l’attività istruttoria preliminare alla concessione del finanziamento e quindi senza aver valutato adeguatamente il merito creditizio, sia sotto il profilo patrimoniale che reddituale, in modo da giungere ad una corretta determinazione del rischio assunto.

Applicando tali principi si è dedotto che nella fattispecie la Banca aveva aggravato la situazione economica e finanziaria della società, continuando a concedere nel corso degli anni rilevanti finanziamenti svincolati da qualsivoglia istruttoria sul merito creditizio, valutando esclusivamente la capienza del patrimonio immobiliare della società e/o dei soci garanti, in aperta violazione degli obblighi previsti a carico dell’Istituto e dei principi di correttezza e buonafede.