L’Agenzia delle Entrate non può eccepire l’inesistenza di un rapporto di subfornitura per assenza di prova scritta del contratto e quindi considerare indetraibile l’iva sulle prestazioni del subfornitore

Si è rivolta allo Studio una società alla quale l’Agenzia delle Entrate aveva notificato un Processo Verbale di Constatazione avente ad oggetto una serie di violazioni fiscali.

Oggetto di accertamento era una precisa fase di lavorazione del prodotto che la società delegava integralmente ad una diversa impresa fornendole i semilavorati che – effettuata la prestazione – tornavano alla committente.

L’Agenzia delle Entrate attraverso una serie di valutazioni e presunzioni aveva concluso per la totale assenza di un contratto di prestazioni di servizi e inquadrato la fattispecie nell’ambito della “messa a disposizione di manodopera” da parte dell’impresa esecutrice.

L’Ente concludeva pertanto per la indetraibilità dell’IVA sulle fatture emesse dal terzista e la ripresa, a tassazione ordinaria, dei costi ritenuti indeducibili, con conseguente impatto sulle imposte dovute.

È stata quindi predisposta la Memoria ex art. 12 comma 7 L. 212/2000, con riferimento alla quale gli avv.ti Fabris e Bessegato si sono occupati della questione civilistica di inquadramento, qualifica e prova del rapporto tra le due imprese.

In relazione all’art. 2 della citata Legge 192/1998, che richiede la forma scritta del contratto, è stato sostenuto  il “favor” che la legge attribuisce al subfornitore per agevolare  la prova del rapporto contrattuale, per cui il soggetto titolare del diritto di far valere l’eccezione di nullità per difetto di forma deve essere esclusivamente il contraente debole (subfornitore) e non un terzo (Agenzia delle Entrate).

E’ stata così addotta la carenza di legittimazione attiva in capo all’Agenzia delle Entrate a sostenere la nullità del rapporto di subfornitura per carenza di prova scritta.

La sussistenza del rapporto di subfornitura ex  Legge n. 192 /1998 era in ogni caso provata dal fatto che l’imprenditore aveva dichiarato all’ Agenzia delle Entrate che i rapporti con il subfornitore venivano gestiti solo verbalmente e che i documenti di trasporto (aventi ad oggetto il trasferimento dei semilavorati dalla sede della committente a quella del subfornitore), richiamati nelle fatture, unitamente agli ordini di lavorazione, costituivano valido e sufficiente principio di prova scritta da opporre all’Ente.